Voglio la mamma-adinolfi

 
Chi è Mario Adinolfi?
Sono il papà di Livia e Clara, ho 42 anni, da più di vent’anni faccio il giornalista e lo scrittore, con più di qualche incursione nella conduzione e nell’opinionismo radiotelevisivi. Sono juventino, il mio primo matrimonio è fallito: gioie e dolori, insomma, Il secondo con Silvia procede bene. Ho appena dato alle stampe il mio ultimo libro che si intitola “Voglio la mamma”. Sono stato tra i fondatori del Partito democratico, candidato segretario nazionale alle primarie del 2007 e parlamentare nella scorsa legislatura.

Perché un intellettuale laico del terzo millennio è contrario ai matrimoni gay?
Nel secondo capitolo di “Voglio la mamma” spiego, credo con una qualche efficacia, perché sono contro il matrimonio omosessuale. Il discorso è piuttosto complesso e per questo faccio riferimento al testo esteso che ho racchiuso nel volume, perché in un’intervista si rischia di essere superficiali, mentre il tema è molto delicato. Riguarda le conseguenze, a mio avviso nefaste per la tenuta stessa del tessuto sociale, che comporterebbe la modifica della ratio millenaria del vincolo matrimoniale tra un uomo e una donna. La prima conseguenza, forse la più devastante, porta verso l’abolizione della figura materna come elemento naturale vitale per la crescita di un bambino. Poi, ovviamente, in termini logici non si potrebbe contestare a quel punto in alcun modo rivendicazioni folli come la legalizzazione di poligamia e poliandria. Con il collasso probabile anche delle strutture di welfare come oggi le immaginiamo in Italia, in particolare in ambito previdenziale. Poi c’è il discorso della gestazione per altri, più comunemente chiamata utero in affitto. Insomma, le conseguenze dal mio punto di vista pericolosissime sono molte. Vanno approfondite e spiegate, con la massima delicatezza e il massimo rispetto nei confronti delle persone omosessuali. Il terreno è scivoloso.
Cosa pensa della teoria del Gender?
Molti dei 15 capitoli di “Voglio la mamma” sono scritti per contestare in radice la teoria del gender. Veramente in questo caso non posso che rinviare alla lettura del libro, che tra l’altro è molto agile, una sorta di bignami di argomenti, dati, link di approfondimento: un testo poco voluminoso, da portare sempre in tasca perché almeno nel mio caso non passa giorno senza che non debba scontrarmi in confronti dialettici su questi temi spinosi. E io ho voluto racchiudere in un unico volumetto tutte le risposte che mi venivano in mente a una serie di obiezioni modaiole e irrazionali che mi venivano mosse. Spero che questo sforzo sia utile a molti che si trovano nella stessa condizione e hanno lo stesso impianto di opinioni su cui mi muovo io.
In base ai valori in gioco, si può parlare di “battaglia di civiltà”?
E’ una battaglia culturale importante, forse decisiva. Si scontrano diverse visioni del mondo e dell’uomo, certo estremamente contrastanti. Noi abbiamo la ragione dalla nostra parte, come oppositori abbiamo sostenitori di idee caotiche e fondamentalmente irrazionali.
Perché secondo lei questo “problema” esce fuori proprio adesso?
Perché il tessuto sociale è in preda a un complessivo scardinamento e perché ci sono forze sociali e culturali che puntano a ottenere potere attraverso questo percorso. Bisogna opporsi con molta forza e fare quadrato, perché la partita è insieme decisiva e molto difficile. Noi navighiamo controvento.
Come finirà secondo lei lo scontro in atto fra queste due visioni antropologiche?
Credo che prevarremo. Non posso pensare all’irrazionalità che trionfa.

© Redazione – La Manif Pour Tous Italia

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