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La maestosa e insaziabile campagna omosessualista e pro-gender non si arresta ma rilancia: visto che le parole a volte pesano (troppo), a Venezia la consigliera comunale delegata ai diritti civili e alle politiche contro le discriminazioni, Camilla Seibezzi, ha proposto impavidamente di far sparire la dicitura “mamma” e “papà” dalle carte per le iscrizioni dei figli all’asilo per sostituirle con la parola, decisamente più politically correct, “genitore 1 e genitore 2”.
Da un antico comune all’altro, gli attacchi all’istituto della famiglia naturale non finiscono qui. Sui moduli per l’iscrizione alla scuola del Comune di Bologna non ci sarà più alcun riferimento a “padre” e “madre”; il Comune infatti uniformerà a breve la modulistica dei servizi per l’infanzia alle diciture “genitore richiedente” e “altro”. “L’unico riferimento a ‘padre’ e ‘madre’ è presente nella parte della modulistica dove si parla della condizione lavorativa” spiega l’assessore comunale all’istruzione Marilena Pillati “è qui che per un fatto di coerenza interna ai moduli stiamo valutando di sostituire i termini distinguendo sempre tra il genitore che ha fatto richiesta e l’altro genitore, ovviamente se c’è”.
L’iniziativa salutata dall’Arcigay come “un atto di grande buonsenso e di buona politica” è invece l’ennesimo tentativo di screditare il carattere fondante, strutturante e determinante della figura del padre e della madre.Carattere questo che è inscritto e inciso naturalmente in ogni uomo.

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